Quanto si vivrà nel 2069?

Chi crede fermamente nella longevità, anche per interessi non solo strettamente umanitari, è alla ricerca continua per conoscere esattamente cosa ci riserva il futuro riguardo alla durata della vita dell'essere umano. 


Stiamo parlando dell'avanguardia della scienza genetica. Quest'ultima ci viene spesso propagandata dall'ovest oltre oceano. Giusto per capirci. L'economia più florida degli Stati Uniti d'America è quella della California. Qui si produce così tanta ricchezza che, l'economia californiana da sola, è posizionata all'ottavo posto al mondo per prodotto interno lordo, anche prima dell'Italia intera. Il suo reddito procapite è pari a oltre 44.000 $. Ora, più a sud della Silicon Valley e degli sfarzi hollywodiani, c'è San Diego. La città più meridionale della California, con un milione e mezzo di abitanti. Qui, tra la sede della flotta navale a stelle e strisce e le sue università specializzate nelle biotecnologie, grazie a regimi fiscali agevolati e sopratutto al suo clima unico e ben temperato in ogni stagione, si sono da sempre attirati i pensionati benestanti di tutta l'America e non solo.       
I suoi resort sono sempre stati considerati una meta raffinata e molto ambita. Certo, anche qui ci si deve aggiornare e seguire le tendenze che il mercato spesso impone. La comunicazione commerciale fra le strutture concorrenti segue a ruota. Così si può leggere: <<Era difficile che tutti potessero affermarsi come specialisti del kung fu>>. Oppure: <<La conferenza sul tiro con l'arco vi da il benvenuto>>. Ancora: <<Qui piercing all'orecchio gratuito>>. Il fatto è che ora la sensazione qui è sospesa tra la nostalgia e l'oblio. Molti complessi furono infatti eretti negli anni '60. Centri fitness e migliaia di stanze che necessitano tutti di una massiccia ristrutturazione. Le aree in funzione sono decorate ancora con un guazzabuglio di kitsch. Poster di star della televisione ormai deceduti. 
Stormi di fenicotteri di plastica su prati di erba sintetica. Murales sbiaditi della pop art che decorano le porte degli ascensori. Proprio qui, in questa cornice, nel 2018, si è tenuto il rivoluzionario festival annuale del contrasto all'invecchiamento e la morte, il RAADfest. 

L'acquisto del biglietto per partecipare si aggirava più o meno sui 1000$. Lo slogan della fiera era incentrato nell'idea di un futuro praticamente infinito. <<Siamo in missione>> raccontava James Strole, l'impresario dai capelli argentei del RAADfest. Alla folla riunita alla cerimonia di apertura dell'evento ha raccontato che: <<Stiamo creando un nuovo mondo insieme, un mondo senza dolore, malattia e morte>>. Ambizioso. Certo. Possiamo dirlo. Inoltre Strole non stava parlando metaforicamente. Entro i prossimi decenni, secondo lui, sarà normale per le persone vivere per centinaia di anni in perfetta salute. <<Non stiamo parlando di vita in uno stato decrepito. Stiamo parlando di come la vita sta migliorando, migliorando e migliorando>>. Al suo pubblico, la cui maggior parte è già in buona salute proprio negli anni della pensione, ha detto: <<Tutti quelli che sono qui, oggi, hanno questa opportunità, indipendentemente dalle condizioni in cui si trovano ora. Il tuo corpo è miracoloso e può essere messo in uno stato di salute perpetuo>>. 

Strole è stata seguito sul palco da una colorata collezione di cellule staminali di cowboy, di transumanisti e appassionati di robot. Le presentazioni più importanti hanno incluso Aubrey de Grey, un biogerontologo e evangelista anti-decesso, noto per una barba ribelle che si estende fin sotto il suo petto, stile ZZTop, e la sua affermazione che il primo essere umano a vivere a 1000 anni è già tra di noi. Poi Bill Faloon, un ex becchino che gestisce una "comunione per gli amanti della longevità" ha fondato la Chiesa della Vita Perpetua. C'era anche Ray Kurzweil, l'inventore e futurologo che prevede che presto inietteremo milioni di nanobot nel nostro corpo per combattere le malattie e migliorare le nostre capacità cognitive. Il cast non ortodosso di personaggi non era l'unica ragione per cui il RAADfest è diverso da una tipica conferenza scientifica. Nella programmazione di ogni giorno è stata inserita un area anti-invecchiamento e inversione di età chiamata RAADcity. All'interno, c'erano anche dei consulenti, in grado di spremere migliaia di dollari ad ogni visitatore interessato. Chi per un infusione di una terapia vitaminica "naturale" olistica; chi per trattamenti ringiovanenti con cellule staminali; chi per lezioni sulla "magia del sesso" e sopratutto per la Theraphi Plasma System. Quest'ultima può fare molte cose. Può farti rinvigorire invecchiando e fin qui ci siamo. Può anche però tranquillizzare i bambini con rabbia e problemi d'impulsività. Sopratutto però cura anche il cancro allo stadio terminale. Siamo ormai oltre. Un medico di Tampa vendeva un pacchetto di quattro trattamenti di questo "plasma ringiovanente" per soli 27.000$! Aggiungete poi a tutte queste iniziative un numero imprecisato di spettacoli amatoriali e improvvisati di canzoni e balli, con sottofondi ammalianti. Il tutto presentato energicamente anche dall'attrice Suzanne Somers.

Le malelingue hanno tentato di far passare il RAADfest come nient'altro che un raduno di scalmanati, esaltati e fuori di testa. C'erano però anche discussioni serie, su ricerche legittime e all'avanguardia, condotte nei migliori laboratori e istituti di tutto il mondo. Bill Faloon, che parla con la velocità di un venditore porta a porta, è entusiasta dei vantaggi della nicotinammide adenina dinucleotide, nota come Nad+, un coenzima con un potenziale di estensione della vita che costituisce la base di una nuova società fondata da Leonard Guarente, un professore del MIT e che si sta affermando come un pioniere in quest'ambito. Quando Ray Kurzweil prendeva più di 100 pillole e integratori ogni giorno ha individuato la metformina, un trattamento ampiamente utilizzato per il diabete di tipo 2 che i ricercatori di spicco della longevità ritengono possano trattare una serie di disturbi legati all'età, tra cui malattie cardiache e cancro. Uno degli argomenti più discussi al RAADfest è stato il senolytics, una nuova classe di farmaci in fase di sviluppo per il trattamento della senescenza cellulare, che indicano il termine scientifico per ciò che accade ai nostri corpi mentre si deteriorano con l'età. Il fatto è che le persone per lo più sono compromesse, ormai. Sono stati in grado d'ingannare sé stessi, pensando che l'invecchiamento fosse una sorta di benedizione sotto mentite spoglie. Questa tensione tra la frangia estrema e il pensiero imperante coinvolge sia lo stato dinamico della ricerca sull'invecchiamento, sia le molte domande aperte su come questa ricerca cambierà, con ogni probabilità, profondamente il modo in cui la nostra specie invecchierà nel futuro. 

Al RAADfest è dato per scontato che la ricerca proveniente da laboratori affermati in tutto il paese consenta all'umanità di raggiungere qualcosa di simile all'immortalità. Gli eminenti scienziati che lavorano in quei laboratori, tuttavia, considerano in modo schiacciante una durata infinita come un sogno irrisorio e avvertono che gli interventi a cui stanno lavorando, pur promettendo, devono ancora far vivere gli umani più a lungo. Non c'è nessuno però che divide come Aubray de Gray, un britannico di 55 anni che vive in un rifugio di montagna a circa 70 miglia a sud di San Francisco. Lui è alto, magro, con la sua coda di cavallo e la sua barba vistosa, assomiglia a quel Rasputin mistico russo dell'inizio del XX secolo. È anche una celebrità nei circoli anti-invecchiamento. Durante la sua presenza al RAADfest è stato più volte fermato da ammiratori che volevano stringergli la mano o ottenere il suo autografo. Aubray De Gray ha trascorso la prima parte della sua carriera come ricercatore d'intelligenza artificiale e ingegnere software. Quando aveva 26 anni, incontrò e alla fine sposò Adelaide Carpenter, un biogeneticista di due decenni più anziano di lui. <<Da quando ho sentito parlare del concetto d'invecchiamento, è sempre stato ovvio per me che era un problema medico e quindi potenzialmente risolvibile>>, questo il suo punto di vista. <<Così ho passato la mia vita presumendo che questa questione fosse affrontata piuttosto decisamente dalle persone che erano specialisti della materia>>. Ma più tempo passava con Carpenter e i suoi colleghi, più de Grey si convinse che la sua intuizione era sbagliata. Mentre i tecnologi come lui erano interessati a "manipolare la natura", a de Grey sembrava che gli scienziati come sua moglie si accontentassero semplicemente di capirla. De Grey e Carpenter divorziarono nel 2017. Al RAADfest dello scorso anno era con la sua nuova fidanzata. <<Non avevo mai pensato alla possibilità che nessuno potesse considerare che l'invecchiamento fosse il peggior problema del mondo. Quando l'ho fatto, ho deciso di cambiare prospettiva>>. Non passò molto tempo prima che de Gray studiasse l'invecchiamento a tempo pieno, con l'obiettivo finale di curarlo. Negli anni 2000 ha aiutato a lanciare due distinte organizzazioni non profit per affrontare il problema. La prima è la Fondazione Methuselah, il cui motto è: <<Viver a 90 anni, come ne avessi 50, entro il 2030>>. La seconda è la Fondazione SENS per la ricerca del superamento della senescenza. L'aspetto da scienziato pazzo di De Gray e la sua volontà nel fare previsioni audaci, hanno aiutato molto a raccogliere l'attenzione verso le sue ricerche, anche se spesso sembrava che i media lo prendessero più sul serio della comunità scientifica. 
Nel 2004 de Grey aveva previsto che, entro 25 anni, gli scienziati avrebbero sviluppato efficaci terapie di ringiovanimento per gli esseri umani. La MIT Technology Review però ha sponsorizzato un forum in cui l'approccio SENS era talmente sbagliato da non essere degno di un dibattito scientifico serio. Qualche mese dopo, più di due dozzine di importanti ricercatori sull'invecchiamento, hanno pubblicato un articolo su una rivista specializzata, che ha ridicolizzato l'approccio di de Gray citando HL Mencken: <<Per ogni problema complesso, esiste sempre una soluzione semplice. Quest'ultima però è sempre quella sbagliata>>. Il fatto è che oggi, un decennio più tardi di questa caccia alle streghe, sembra che de Gray potrebbe avere l'ultima parola. L'idea dell'estensione radicale della vita è entrata ormai nell'immaginario collettivo sia scientifico sia culturale. Così le fondazioni di de Gray stanno assegnando borse ad alcuni dei più famosi scienziati nel campo. I ricercatori di geroscienza tradizionali sono però del tutto assenti dalla formazione proposta al RAADfest. Alcuni di loro dice de Gray: <<Sono spiritualmente molto in imbarazzo con quello che facciamo qui>>. Sopratutto perché hanno paura di offendere i loro finanziatori ufficiali e conservatori, come ad esempio l'Istituto Nazionale di Salute e Filantropia, i cui soci preferirebbero morire subito piuttosto che sponsorizzare una fondazione che ammette l'esistenza di una possibilità per vivere per sempre. De Grey sta valutando l'esistenza di una precisa sequenza anti-invecchiamento, che però evidenzia un altra sfida d'affrontare. Nei sondaggi, sopratutto in USA, la stragrande maggioranza degli intervistati afferma di non volere trattamenti medici che rallentano il processo di invecchiamento e permettono alle persone di vivere decenni più a lungo. Di nuovo. Le persone si sentono spacciate. Sono state tratte in inganno da sé stessi. Hanno pensato che l'invecchiamento fosse come una sorta di passaggio obbligato verso la vita eterna.

L'Istituto Buck per la Ricerca sull'Invecchiamento è appena fuori San Francisco. Il campus, progettato da I.M. Pei, confina con l'Olompali State Historic Park ai piedi del Monte Burdell, nella Contea di Marin; gruppi di cervi pascolano spesso vicino ai suoi parcheggi. Quando fu aperto nel 1999, il Buck fu il primo istituto di ricerca biomedico dedicato esclusivamente all'invecchiamento; oggi è la migliore struttura di ricerca sull'invecchiamento indipendente più finanziata e più prestigiosa al mondo! Se vengono fatti importanti progressi nella lotta contro l'invecchiamento, è probabile che il Buck avrà dato sicuramente una mano. Qualche mese fa, all'inizio di Dicembre nel 2018, subito dopo il RAADfest, il Buck Institute ha organizzato un simposio di un giorno intitolato "Vivere meglio e a lungo: una celebrazione di 30 anni di ricerca sull'invecchiamento". Non era una demarcazione arbitraria. L'invecchiamento è una delle rare aree della scienza moderna con una data di lancio specifica. In questo caso, era il Gennaio 1988, quando Tom Johnson, un genetista comportamentale dell'Università della California, d'Irvine, pubblicò un documento che collegava una mutazione genetica, che denominò "Età-1", a una vita più lunga e duratura, in un trasparente, microscopico, per lo più ermafrodita nematode, noto in ambienti scientifici come C. elegans, ossia in un vermetto molto utilizzato in ambito scientifico. Prima della scoperta di Johnson, l'invecchiamento non aveva ricevuto molta attenzione dai ricercatori.

Nel 1820, Benjamin Gompertz, un autodidatta matematico, aveva concluso che, gli esseri umani, non iniziano a decadere in un età indecifrabile, ma sono costantemente in declino e perdono la capacità di riparare sé stessi continuamente, un concetto ora definito come la legge di Gompertz sulla mortalità. Il primo indizio che potesse esserci un meccanismo cellulare alla base del processo di invecchiamento arrivò più di un secolo dopo, negli anni '30, quando due scienziati della Cornell scoprirono che i ratti mantenuti su diete ipocaloriche vivevano significativamente più a lungo dei loro fratelli più sazi. Nel complesso però, il campo era per lo più noto come un rifugio per ciarlatani e visionari che vendevano solo elisir d'immortalità e altre cure magiche. La reputazione continuò così anche dopo la pubblicazione del lavoro di Johnson. <<All'inizio degli anni '90, questa era considerata una scienza per pazzi>>, ha detto Valter Longo, direttore dell'Istituto per la Longevità della University of Southern California. <<Quando la gente ci chiedeva delle informazioni riguardo alle nostre ricerche, gli dicevamo sempre che stavamo lavorando su qualcos'altro. Ci vergognavamo quasi di dire di lavorare sull'invecchiamento>>. Ma nel corso degli anni, gli strumenti di biologia molecolare, hanno iniziato a rivelare i meccanismi interni di come è regolata la durata della vita. Nel 1993, Cynthia Kenyon, un assistente professore all'Università della California, a San Francisco, scoprì che le mutazioni su un gene diverso, chiamato Daf-2, causavano a C. elegans, il vermetto di cui abbiamo detto sopra, di vivere il doppio del tempo che ci si aspettava. Diversi anni dopo, Gary Ruvkun, un ricercatore della Harvard Medical School, mostrò che questi cosiddetti geni di invecchiamento del verme erano strettamente correlati ai geni nel sistema di segnalazione insulinica degli esseri umani. Nello stesso periodo, dal centro di ricerca del MIT, Guarante con il suo staff, scopre il primo di vari geni nel lievito, che sono presenti anche nell'uomo, legati a una durata della vita considerevolmente più lunga. Johnson, Kenyon, Guarente e Ruvkun facevano tutti parte del tavolo di apertura del simposio del Buck. Era impossibile ignorare quanto il campo fosse cambiato. Kenyon, che nel 2014 è stata assunta per il suo lavoro alla UCSF da Calico, la società biotecnologica sostenuta da Google dedicata alla lotta contro l'invecchiamento, ha descritto la sua incapacità di trovare collaboratori o anche studenti laureati, quando era agli inizi. Guarente ha raccontato la reazione della sua cattedra nel dipartimento quando ha condiviso una delle sue scoperte. <<Proprio quello di cui il mondo ha bisogno. Vermi longevi>> gli dissero! Pochi anni dopo, uno degli ex ricercatori post-dottorato della Guarente ha venduto una società farmaceutica denominata Sirtris Pharmaceuticals, che ha reso i prodotti basati su alcuni di quei vermi longevi, a GlaxoSmithKline (GSK), per 720 mln di dollari! La ricerca di Sitris non è però andata a buon fine e GSK ha chiuso l'azienda, ma oggi sono disponibili per i consumatori sempre più prodotti correlati all'invecchiamento. Longo ha fondato una società che vende un kit per una dieta con cinque fasi di digiuno chiamato Prolon, abbreviazione di pro-longevità, che la sua ricerca ha legato ai cambiamenti nei biomarcatori associati all'invecchiamento, come l'infiammazione. Guarente ha raccontato al pubblico di Elysium Health, di una società che ha aiutato a lanciare, che vende un supplemento chiamato Basis, che sembra aumentare i livelli di NAD+ fino al 40%. Gli effetti salutari di NAD+ furono una delle cose che a Faloon, il fondatore della Chiesa per la Vita Perpetua, entusiasmarono di più al RAADfest. Più tardi, il presidente della Unity Biotechnology, descrisse lo sviluppo della senolisi da parte della sua azienda. Si tratta di una classe di farmaci potenzialmente in grado di estendere l'età che al RAADfest erano stati presi d'assalto per curare l'artrosi, la degenerazione maculare e la fibrosi polmonare.

Mentre in passato gli scienziati speravano di scoprire un importantissimo "fattore d'invecchiamento" da raggiungere, in questi giorni, il consenso è tutto incentrato nei possibili guadagni derivati dal cambio di paradigma nei confronti della longevità, sviluppato grazie ad un approccio "all-hands-on-deck", ossia dove tutti i fattori coinvolti debbono convergere su un unico obiettivo. <<Penso che il grande successo dei farmaci per la geroscienza sarà nella loro azione combinata contro le malattie legate all'età>>. Così dichiara Jan Vijg, un genetista molecolare presso l'Albert Einstein College of Medicine. <<Penso che sia ragionevole prevedere che forse tra tre o cinque anni avremo un numero di farmaci basati su questi piccoli vermi che abbiamo pensato una volta, beh, è ​​solo un molto fenomeno interessante>>. Questi nematodi ermafroditi non sono gli unici animali insoliti studiati al Buck per le loro intuizioni anti-invecchiamento. 

Al simposio era presente anche Rochelle Buffenstein, una biologa dello Zimbabwe, con capelli biondi, occhiali e un senso dell'umorismo ironico. Lei afferma che il suo amore per il cibo l'ha limitata nell'aderire a una dieta ipocalorica, nella speranza di prolungare la durata della sua vita. <<Una volta ho parlato a una riunione di una società impegnata nella restrizione calorica e dovevo sembrare la persona più improbabile che potesse esserci>>, ha detto. <<Non so se non mangiare mi farebbe vivere per minimo il 20 per cento in più, ma so per certo che mi sentirei sicuramente come godessi nella mia vita minimo il 50 per cento in meno>>. Buffenstein ha lavorato come fisiologo comparativo negli Stati Uniti dalla fine degli anni '90. Dopo essersi fermata al City College di New York e all'Università del Texas a San Antonio, è stata assunta da Calico nel 2015. Ha portato con sé la più grande collezione al mondo di una delle creature più strane e affascinanti esistenti. La talpa calva. Buffenstein conserva la sua collezione di oltre 3.500 di questi roditori senza peli, in una serie di laboratori sotterranei al Buck. La talpa calva ha due enormi denti, due piccoli buchi dove sono le orecchie e una pelle rugosa, semitraslucida, rosa grigiastro. Sono impressionanti. <<L'evoluzione si muove a piccoli passi, e penso che sia improbabile che troveremo un intervento che ricapitolerà cosa fa l'evoluzione>>. Le talpe calve sono una delle due sole specie di mammiferi eusociali esistenti al mondo. Ogni colonia ha una sola femmina riproduttrice e una piccola manciata di maschi riproduttori. Lisistrata è il nome della femmina riproduttrice di questa colonia al Buck. In natura, le talpe calve vivono sottoterra, nelle loro tane, così da limitare completamente la loro capacità di regolare la temperatura interna. Così le stanze di laboratorio sono state mantenute a circa 85 gradi Fahrenheit con elevata umidità. Parliamo di meno di 30 gradi centigradi. Non appena si entra in contatto con loro, gli animali iniziamo a cinguettare. <<Hanno 19 diverse vocalizzazioni che possiamo riconoscere>>, ha detto Buffenstein prima di sottolineare come la colonia disegnasse alcuni piccoli recinti senza uscita come dei bagni. <<A volte mangiano anche la cacca degli altri, ma solo mentre viene evaquata>>, ha detto. È fondamentale mantenere sempre un sano equilibrio batterico nell'intestino. <<Sono davvero le creature più incredibili. Possono vivere fino a 18 minuti senza ossigeno>>. Per quanto sorprendente sia, la cosa più straordinaria delle talpe calve è che, questa la ragione per cui sono ospitati presso il Buck, sembrano aver rovesciato la legge sulla mortalità di Gompertz, il che significa che la loro probabilità di morire non aumenta man mano che invecchiano. Ciò non significa che siano immortali, anche se alcuni degli animali di Buffenstein hanno vissuto per più di 30 anni, ossia ben 10 volte più lungo di topi e altri roditori di dimensioni simili. Ma le talpe calve, insieme alle tartarughe giganti delle Galapagos, allo scorfano rougheye, alle vongole oceaniche e agli squali della Groenlandia, fanno parte di un gruppo eterogeneo di creature che rimangono attive e capaci di riprodursi fino alla morte. <<Mantengono intatta la funzione cardiaca, i livelli ormonali e ogni molecola che abbiamo visto in termini di procreazione>>, ha detto Buffenstein. In altre parole, in qualche modo, anche se invecchiano, le talpe calve non sembrano invecchiare. Se Buffenstein può determinare esattamente come sono in grado di farlo, la speranza è che ci aiuterà a capire come potremmo essere in grado di imitare quella abilità negli umani. Con questa promettente ricerca all'orizzonte, per quanto tempo gli esseri umani potrebbero vivere nel futuro? 

Dichiarazioni fantastiche sulla longevità sono esistite da sempre, ma dati affidabili sulla massima durata della vita umana risalgono solo alla metà degli anni '50, quando il Guinness Book of World Records iniziò indipendentemente a verificare le molte affermazioni dichiarate. Fu così che le età inizialmente convalidate finirono per essere confutate. I ricercatori russi pubblicarono un articolo in cui sostenevano che il detentore del record mondiale di longevità, una francese di nome Jeanne Calment, che aveva dichiarato di avere 122 anni quando morì nel 1997, aveva rubato l'identità di sua madre ed era in realtà solo una novantanovenne al momento del suo decesso. Seguendo attentamente Calment però questa non può dirsi una frode completa. Dal 1955, solo 46 persone sono arrivate a 115 anni. Nove di loro sono arrivati ​​a 117. Solo due, Calment e una donna americana di nome Sarah Knauss, hanno superato 117. Knauss morì nel 1999 all'età di 119 anni. Nello stesso arco di tempo, poco meno di 11 miliardi di persone sono sopravvissute. Ciò significa che approssimativamente lo 0,0000004204133 percento delle persone è arrivato a 115 anni d'età. Questo vuol dire che si ha 79.333 volte più probabilità di essere colpito da un fulmine di quanto si possa vivere fino a 115 anni. Si ha 22.455 volte più probabilità di finire in pronto soccorso dopo un incidente con una macchinetta elettrica su un campo da golf e 11.817 volte più probabilità di essere ucciso. Ecco perché da 115 a 125 anni viene spesso utilizzato come intervallo per la massima durata della vita umana. Alcuni ricercatori ritengono che i supercentenari, simili alle talpe calve, siano impermeabili alle principali malattie legate all'età come il cancro, il Parkinson e l'Alzheimer fino a poco prima di morire. Se gli scienziati riescono a capire come interrompere i meccanismi sottostanti che fanno invecchiare le nostre cellule, il pensiero va bene, allora i supercentenari diventeranno comuni quanto gli ottantenni di oggi! Certamente, rimangono sfide significative. Vijg, il genetista molecolare del College of Medicine Albert Einstein, sottolinea che gli studiosi non comprendono ancora il rapporto tra l'invecchiamento e le malattie ad esso associate. Durante una pausa caffè al simposio di Buck si è sentito dire da Vijg, che ha la testa rasata e un sorriso malizioso, cosa lui intende esattamente per invecchiamento: <<Definiamolo anche come un "accumulazione di danni" o come un "accumulo di errori nella biosintesi", qualcosa del genere. Ma in realtà, non sappiamo davvero cosa sia. Qual è il meccanismo di base dell'invecchiamento? Non conosciamo il suo processo>>. Questo è lo stato dell'arte. Non male vero? Eppure l'industria del benessere prolifera. Judith Campisi, scienziato al Buck e uno dei più importanti ricercatori al mondo di senescenza, concordò. <<Prendi la differenza di 30 volte nella durata della vita tra il topo e l'essere umano.Non capiamo cos'è che rende l'età di un topo in due o tre anni e un'età umana tra 50 e 70 o 80 o 90 anni>>. Questa è una delle ragioni per cui Campisi e Vijg, insieme a praticamente tutti gli scienziati con cui si può parlare, pensano che sia improbabile che qualche scoperta possa aiutarci a vivere fino a 50 o addirittura a 100 anni in più. Se sei super, super sano e sarai già un centenario o un supercentenario, quei farmaci funzioneranno per te? Ti faranno vivere, invece che a 110, fino a 130 o 140? La risposta oggi è no. Certamente, un futuro in cui sarà comune vivere a 110 o 115 rappresenterebbe un espansione sismica nella durata della vita umana. I relatori e il pubblico al RAADfest sembrano credere che sia il minimo assoluto che deriverà da questo ramo esoterico della scienza. Gli scienziati del simposio Buck, dall'altra parte, sono molto più cauti nel fare previsioni basate su promettenti risultati iniziali. Molti di loro ricordano l'ottimismo della fine degli anni '90 e dei primi anni 2000, quando l'eruzione iniziale delle scoperte sull'invecchiamento ha contribuito ad alimentare la convinzione che la scoperta di un "trattamento" per l'invecchiamento fosse appena all'orizzonte. <<Si scopre che ci vuole molto più tempo per tradurre dai topi agli umani di quanto ci si potrebbe aspettare>> così Guarente del MIT. <<E ancora non sappiamo per certo che tutto ciò funzionerà>>.

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