Per un benessere responsabile. Dubbi sulle nano-particelle utilizzate in cosmetica
Per
un benessere responsabile. Dubbi sulle nano-particelle utilizzate in cosmetica
a cura
di
Fabrizio Bortolon
Il
nuovo regolamento 1223/2009 della Comunità Europea per i prodotti cosmetici è
stato redatto per garantire un elevato livello di tutela della salute umana e salvaguardare
l’ambiente. Molta attenzione è stata dedicata ai materiali bio-persistenti. Questo
il link al regolamento UE http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:32009R1223:IT:NOT
I
nano-materiali vengono molto utilizzati oggi; le sue applicazioni sono
molteplici, ad es. in medicina, perché favoriscono la somministrazione
intelligente dei farmaci. Grazie all’utilizzo di liposomi o di cristalli
liquidi, un qualsiasi principio attivo, può essere veicolato con una precisione
selettiva sorprendente su qualsiasi sito bersaglio, soltanto che si tratta di
<<Materiale insolubile o bio-persistente fabbricato intenzionalmente!>>.
Il punto di partenza della Commissione è che, per qualsiasi prodotto cosmetico,
i rischi per la salute umana, non debbono mai essere giustificati con analisi
del rapporto costi/benefici, come potrebbe accadere con un farmaco e le sue
controindicazioni. Per questo è bene stabilire che ad oggi, non vi sono ancora
né informazioni adeguate ai rischi associati all’utilizzo di nano-materiali, né
si conosce il livello di sicurezza nell’impiego dei nano-materiali nei prodotti
cosmetici. L’azione di un vero prodotto cosmetico, può arrivare efficacemente alle
superfici esterne del corpo umano, quindi fino all’epidermide, a cosa servono
dunque i nano-somi? Inoltre, le sue funzionalità sono state testate e
certificate in vitro, certo, ma non sono conosciuti i suoi effetti collaterali
in vivo!
Il Regolamento UE, entrato in
vigore dalla primavera del 2013, si occupa di nano-materiali, specificatamente
all’art. 16, in cui obbliga le aziende produttrici ad indicare il profilo
tossicologico dei nano-materiali utilizzati. Indica inoltre Luglio 2014 come
prima data utile per una seria valutazione sulla sicurezza dell’utilizzo dei
nano-materiali nei prodotti cosmetici. Si apre anche ad eventuali modifica del
regolamento stesso, alla luce delle nuove conoscenze scientifiche, a partire
dal 2018! Fino ad allora però? Va benissimo l’obbligo d’indicare sull’etichetta
del prodotto cosmetico il tipo di nano-materiale utilizzato, ma come ci si deve
comportare? Anche perché dubbi sulle nano-particelle già erano stati sollevati
dall’Agenzia francese per la Sicurezza sulla Salute Pubblica. Le così dette
“grandi” aziende cosmetiche intanto, a seconda della convenienza, si vantano o
meno della loro presenza, cadendo in una misera contraddizione. Da una parte
infatti pubblicizzano la capacità del
loro ultimo brevetto di penetrare in profondità, ottenendo risultati
impensabili prima d’ora per un cosmetico; dall’altra parte però, in virtù del
nuovo regolamento, le nano-particelle utilizzate nei loro prodotti,
trattandosi di cosmetici, non possono superano la barriera cutanea!
Nell’Aprile 2010 il Sole
24, grazie a Roberto La Pira, scriveva a chiare lettere che: <<La questione è complicata - spiega Laura Manodori, ricercatrice
presso il laboratorio Ecsin della società Veneto Nanotech che gestisce il
Distretto Italiano delle Nanotecnologie – perché anche i documenti firmati
dall’Agenzia per la sicurezza dell’ambiente tedesca (BfR), Svizzera (ETH), dalla
UE e dall’OECD e dalla stessa FDA americana, sottolineano le difficoltà di
condurre studi tossicologici in mancanza di metodi di analisi e di valutazione
standardizzati. Attualmente i rischi maggiori possono riguardare i lavoratori addetti…
perché sono più facilmente esposti>>. Poi proseguiva: <<Bisogna
evitare allarmismi e affrontare il problema in modo prudente - spiega Achille
Marconi del Dipartimento ambiente dell’Istituto Superiore di Sanità. L’aria
inquinata delle città contiene decine di migliaia di nano-particelle per
centimetro cubo, provenienti dalle emissioni delle automobili, ritenute una
concausa delle patologie polmonari, cardiovascolari e anche cerebrali. Secondo alcuni ricercatori i potenziali effetti negativi sulla
salute dovuti dalle nano-particelle introdotte dall’uomo, possono essere
paragonate a quelle dello smog metropolitano! La differenza è che nella maggior
parte dei casi i nano-materiali nei prodotti
di consumo non si disperdono immediatamente nell’ambiente, come invece succede
per le nano-particelle da inquinamento. Nessuno conosce però ancora esattamente
come agiscono nell’organismo umano e il loro destino quando vengono immesse
nell’ambiente, in virtù dell’estrema reattività della superficie che
rappresenta un fattore determinante nella valutazione della tossicità>>. Per
questo: <<Si consiglia di continuare ad usare materie
prime tradizionali in assenza di vantaggi evidenti>>. L’articolo, questo
il link, http://robertolapira.nova100.ilsole24ore.com/2010/04/lagenzia--francese-per-la-sicurezza-nella-sanit%C3%A0-nellambiente-e-nel-la.html ispira qualche mese dopo, la ricerca di Claudia
Chiozzotto per Altro Consumo, che si chiede: <<Il fatto che le
nano-particelle siano della stessa scala del Dna lascia aperta la possibilità
che possano interagire direttamente con esso, provocando modifiche
eventualmente pericolose al codice genetico.
Un altro problema
riguarda gli effetti sull’ambiente: una volta disperse queste particelle che
fine fanno? Purtroppo le risposte a questi interrogativi mancano quasi del
tutto>>. Questo il link http://www.altroconsumo.it/nt/nc/articoli/nanotecnologie-effetti-su-salute-e-ambiente-consumatori-diritti-e-mercato-14-n533170/download che si collega ai molti studi dell’Agenzia francese
di Salute Pubblica in merito alle nano-particelle.
L’Università di Nancy, alla
luce delle grandi potenzialità dei nano-materiali, inizia a studiare i rischi
di neuro-tossicità associati all’utilizzo delle nano-particelle.
http://www.anses.fr/sites/default/files/documents/BVS-mg-015-Schroeder.pdf la conclusione è che, pur nel limite delle conoscenze
attuali, le nano-particelle in genere hanno un elevata tossicità per il nostro
cervello. I laboratori di ricerca dell’Università di Bordeaux http://www.anses.fr/sites/default/files/documents/BVS-mg-014-Passagne_LAZOU.pdf
affermano che, a contatto con la pelle le nano-particelle analizzate, sviluppano
delle inattese alterazioni cellulari, andando ben oltre i primi strati delle
pelle. Quindi, penetrando in profondità, oltre lo strato corneo, non possono
più dirsi cosmetici ma bensì, prodotti immessi sul mercato cosmetico, di cui ad
oggi, non si conoscono i danni collaterali e gli effetti indesiderati,
contravvenendo al principio primo del nuovo Regolamento UE per cui, per qualsiasi prodotto cosmetico, i rischi
per la salute umana, non vanno mai giustificati con analisi sul rapporto
costi/benefici. Si può dunque iniziare scegliere d’ora in poi un
benessere responsabile, per sé stessi e per i propri cari.
Roma,
Ottobre 2013.



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